Paso Doble: L’Intreccio Poetico tra Marras e Lai
27.04.2026L’esposizione Maria Lai | Antonio Marras: Paso Doble, ospitata presso la M77 Gallery di Milano dal 30 gennaio al 16 maggio 2026, si dispiega come un’esperienza immersiva che trascende la forma della classica mostra per diventare un vero e proprio dispositivo di attraversamento sensoriale e intellettuale, capace di far vibrare le corde più profonde della memoria collettiva e individuale. Curata da Francesca Alfano Miglietti in collaborazione con l’Archivio Maria Lai, l’esposizione utilizza la metafora coreografica del “paso doble” non come semplice decorazione tematica, ma come struttura portante di un dialogo serrato e inedito tra due delle personalità più poetiche e profonde del panorama artistico e creativo contemporaneo. Attraverso una selezione accurata di circa duecento opere, il percorso mette in relazione la scrittura intima, silenziosa e quasi rituale di Maria Lai con l’immaginario stratificato, teatrale e profondamente memoriale di Antonio Marras, creando un campo di forze in cui le similitudini e le divergenze non cercano mai una fusione forzata, bensì una tensione dinamica fatta di scarti, avanzamenti e ritirate.
Al cuore della mostra risiede la concezione dell’arte come “altrove” necessario: per Marras essa rappresenta una bolla di isolamento e concentrazione che permette di estraniarsi dal reale per “pasticciare” con la materia, mentre per la Lai è l’invenzione costante di uno spazio d’attesa che l’uomo costruisce per abitare il mondo oltre i suoi limiti visibili. Il visitatore si trova così circondato da una varietà straordinaria di linguaggi — dai celebri libri cuciti e alfabeti muti della Lai (che coprono la produzione dal 1954 al 2011) ai collage, installazioni e dipinti di Marras (dal 2000 al 2025) — tra cui spiccano lavori inediti e l’emblematico lenzuolo ricamato a quattro mani, una superficie vibrante dove il gesto di un artista si innesta in quello dell’altro senza mai smarrire la propria identità. In questa danza di frammenti, fili e stoffe, la materia cessa di essere inerte per farsi depositaria di memoria e tempo, restituendo, come sottolineato dalla curatrice, la dimensione dell’umano come valore assoluto e la capacità delle immagini di generare una luce propria, capace di resistere anche quando il mondo esterno sembra precipitare nell’oscurità.