Erté. Lo stile è tutto
23.04.2026C’è un luogo, a Fontanellato (Parma), dove la moda incontra il mito e l’estetica diventa spettacolo. È il Labirinto della Masone, che dal 28 marzo al 28 giugno 2026 rende omaggio a uno dei nomi più iconici del Novecento: Erté. Il titolo è una dichiarazione netta: Lo stile è tutto. E basta attraversare le sale per capire quanto sia vero. Artista totale — illustratore, costumista, scenografo — Erté ha costruito un immaginario sofisticato e teatrale, in cui moda, arte e spettacolo si fondono in un linguaggio unico, fatto di linee sinuose, silhouette allungate e dettagli preziosi. Il suo mondo è quello delle dive, della Parigi ruggente, dell’eleganza che diventa gesto scenico.
Prima ancora che la moda diventasse industria globale, Erté ne aveva già codificato l’estetica. Nato come Roman Petrovič Tyrtov, arriva a Parigi nel 1912 e muove i primi passi accanto a Paul Poiret, pioniere assoluto dello stile moderno. Da lì, il salto è naturale: le sue illustrazioni conquistano le copertine di Harper’s Bazaar, dove firma oltre 200 cover tra il 1915 e il 1937, ridefinendo per sempre l’immaginario visivo dell’Art Déco. Le sue donne — algide, elegantissime, quasi irreali — diventano archetipi. Non seguono la moda: la creano.
Ma ridurre Erté alla sola illustrazione sarebbe limitante. Dalla Parigi degli anni Venti fino a New York e Hollywood, le sue scenografie e i suoi costumi trasformano il palcoscenico in pura visione. Le collaborazioni con le Folies-Bergère e le Ziegfeld Follies sono leggendarie: sipari viventi, costumi collettivi, coreografie visive che anticipano il concetto contemporaneo di performance. In Erté, tutto è stile. E tutto è spettacolo.
La mostra riunisce oltre 150 opere — tra disegni, bozzetti, litografie, materiali editoriali e documenti — molte delle quali mai esposte prima. Un viaggio immersivo negli anni Dieci, Venti e Trenta, il momento più radicale e innovativo della sua carriera. Tra i prestiti spiccano quelli del Victoria and Albert Museum, insieme a collezioni private internazionali e al nucleo di opere appartenenti alla collezione di Franco Maria Ricci. Ed è proprio con Ricci che si intreccia una delle storie più affascinanti di questa mostra: nel 1970 l’editore dedicò a Erté uno dei primi volumi italiani, con un testo di Roland Barthes. Un dialogo tra moda e pensiero che torna oggi più attuale che mai. L’allestimento accompagna il visitatore attraverso le molte anime di Erté: dalla moda al teatro, dall’editoria al Music Hall, fino alle iconiche serie dell’Alfabeto e dei Numeri. Il risultato è un’esperienza immersiva, quasi cinematografica, dove ogni sala è un set, ogni opera un costume, ogni dettaglio una dichiarazione di stile.